diocesicesenaDiocesi di Cesena Sarsina

Riesce difficile, per mancanza di documentazione adeguata, stabilire quando il Cristianesimo è giunto a Cesena; tuttavia, per quanto riguarda la costituzione della Diocesi, possiamo farla risalire tra la fine del V e gli inizi del VI secolo.

Nel frattempo la Cesena “romana” si era trasferita sul monte Garampo.

Dagli ultimi decenni del primo millennio è giunto fino a noi e rimane come segno fecondo il servizio episcopale di s. Mauro, di cui abbiamo notizie grazie a s. Pier Damiani. A s. Mauro è idealmente legata la nascita del monastero benedettino del Monte. Da allora Santa Maria del Monte è il santuario mariano di tutte le genti della Romagna: viva testimonianza è la raccolta degli ex voto che ripetono come ogni generazione abbia invocato il patrocinio della Madre di Dio.

Col rifiorire, in tutta Europa, delle città, dopo il primo millennio, Cesena riprende vita ai piedi del monte Garampo; è il tempo della prima venuta dei Francescani il cui convento conoscerà poi i grandi sviluppi del periodo malatestiano a metà del sec. XV, quando Malatesta Novello vorrà la stupenda biblioteca, grande segno di una cultura a servizio di una comunità che fonda le sue radici nella fede cristiana.

Dopo il sacco dei Bretoni, Cesena viene ricostruita a valle; nel 1378 papa Urbano VI autorizza la costruzione della nuova Cattedrale, l’attuale, che dopo i recenti restauri è tornata ad esprimere felicemente l’intreccio di stile romanico-gotico che la caratterizza.

Cesena avverte un forte richiamo alla Madonna: nasce la venerazione all’immagine della Madonna del Popolo che nel 1599 è proclamata Patrona della Diocesi. Pio VI di ritorno da Vienna, il 3 giugno 1782, la incoronò; nel suo recente viaggio apostolico in Romagna, nel 1986, anche Giovanni Paolo II ha sostato in preghiera davanti a Lei.

Frutto del Concilio di Trento è la fondazione del seminario. Il vescovo Odoardo Gualandi vi pose mano già nel 1569: sorse in un edificio adiacente alla cattedrale, in tempi recenti è stato trasferito nella prima periferia della città e intitolato a Papa Giovanni XXIII

Significativa e riconosciuta l’opera della Chiesa cesenate (come del resto di Sarsina e di altre Chiese della Regione) durante i gravi momenti della Resistenza.

Al momento della sua unione con Sarsina la Diocesi di Cesena contava 100 parrocchie con un totale di 142.900 abitanti.

Il 18 novembre 1995 S. E. Mons. Lino Garavaglia ha indetto il I Sinodo della Diocesi di Cesena-Sarsina che si è concluso solennemente l’8 dicembre 1998.

Il giorno 8 ottobre 2010 il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato vescovo della Diocesi di Cesena-Sarsina mons. Douglas Regattieri, consacrato vescovo il 28 novembre 2010 ed entrato in Diocesi il 12 dicembre 2012.

Sarsina è stata sempre una piccola Diocesi e poi troppo antica per lasciare documenti delle sue lontane origini e del suo santo protovescovo Vicinio, vissuto probabilmente nel corso del IV secolo.

La vita dei cristiani di Sarsina deve essersi svolta fervorosa e discreta, attorno alla sua cattedrale che è il più importante monumento e il più eloquente documento di quei secoli muti, riportata al primitivo splendore per impulso del vescovo Carlo Bandini (1953-1976).

Il Concilio di Trento ha promosso anche l’istituzione dei seminari. A Sarsina fu istituito nel 1643, da mons. Carlo Bovio. Centro di formazione per i sacerdoti che hanno curato e amato la popolazione e anche per quanti, compiuti gli studi in seminario, hanno preso altre vie. Per lungo tempo, gran parte dei professionisti della zona avevano ricevuto lì la loro prima formazione; e non invano.

A cavallo tra il secolo XVIII e XIX, l’era napoleonica scosse il mondo e la Chiesa; due papi, entrambi di Cesena, sono portati, prigionieri, in Francia. Silenziosamente, anche il vescovo di Sarsina, mons. Nicola Casali, pure di Cesena, sequestrato, è rinchiuso a Forte Urbano (ottobre 1787). C’è chi spera che sia l’ultimo vescovo di Sarsina. Ritorna; ma gli impongono il risarcimento delle spese per la prigionia. Su di lui l’ombra di Pio VI e Pio VII, prigionieri in Francia.

Ultimamente, dati i rapidi mutamenti sociali, era inevitabile, se pur dolorosa, una radicale ristrutturazione: la Diocesi di Sarsina nel 1986 è stata unita a quella di Cesena.

 

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Diocesi di Faenza Modigliana

Non conosciamo nulla circa il tempo precostantiniano a Faenza, unico elemento positivo sull’antichità della chiesa faentina è la presenza di un suo vescovo Constantius a Faventia al Sinodo Romano celebrato da papa Melchiade in Laterano il 2 ottobre 313 a pochi mesi dalla pace costantiniana. Questo fatto può far ragionevolmente supporre che il cristianesimo fosse organizzato in diocesi già nel III secolo.
Un importantissimo relitto del primo cristianesimo faentino è il pavimento musivo di un’antica basilica urbana, scoperto nel 1961. Due sono le chiese di cui abbiamo notizia per i tempi più antichi: una urbana la Plebs S. Petri, presso l’attuale catttedrale in cui appunto sono stati rinvenuti i mosaici pavimentali, e l’altra extra–urbana cioè cimiteriale: S. Maria Vecchia in cui ancora oggi sono visibili tratti murari del VI secolo.
Col progressivo affermarsi della vicina Ravenna, divenuta dal 402 capitale dell’impero d’Occidente, Faenza ne subisce sempre maggiormente l’influsso nel campo religioso ecclesiastico. Quando poco prima dell’anno 431 s. Pier Crisologo riesce ad ottenere particolari diritti metropolitici sull’Aemilia, Faenza, come altre diocesi della regione, dalla provincia ecclesiastica di Milano passa a quella di Ravenna; talvolta è il vescovo di Faenza che rappresenta l’archiepiscopus ai concili romani.
Due sono le pievi più antiche: la pieve di S. Giovanni in Octavo a tre navate pur non essendo documentata che dal 909, potrebbe risalire al VI o V secolo. Così pure è fatta risalire al VI secolo, benché non documentata che dal 741, la pieve di S. Pietro in Silvis, presso Bagnacavallo.
Attorno al Mille Faenza diventa comune; l’organizzazione scolastica vi doveva essere molto apprezzata se il ravennate Pier Damiani vi compì i suoi primi studi, probabilmente nel monastero di S. Maria foris portam, dove poi venne a morire il 21 febbraio 1072. Durante le lotte fra Guelfi e Ghibellini è notevole il rifiorire della vita religiosa dovuta anche allo sviluppo che ebbero gli ordini mendicanti. Nel 1223 abbiamo il primo convento dei Frati Predicatori, nel 1224 quello delle Clarisse (era ancora vivo s. Francesco), nel 1226 entrano in diocesi i Frati Minori. Sono di questo tempo l’eremita Nevolone 11 volte pellegrino a Santiago de Compostela (†1280), la monaca S. Umiltà (†1310) che nel 1266 aveva fondato il suo monastero di monache vallombrosane.
Agli inizi del sec. XVI ha fine la signoria dei Manfredi che tanto avevano fatto per la città a cominciare dalla costruzione dell’attuale Basilica Cattedrale (1475): Astorgio III è cacciato e ucciso da Cesare Borgia (1502), nel 1504 Faenza cade in mano dei veneziani e dal 1509 fa parte dello Stato Pontificio. Verso la metà del medesimo secolo la chiesa faentina soffre gravi infiltrazioni luterane tanto che in tutta Italia acquista la fama di città protestante.
Come le altre diocesi della Romagna vive le alterne vicende storiche e soprattutto il dramma della II  Guerra Mondiale che ha distrutto molta parte del patrimonio artistico. Al vescovo Giuseppe Battaglia si deve la ricostruzione morale, spirituale e artistica della diocesi. A lui è dedicato il nuovo Museo diocesano.
Dal 1986, dopo la visita di Giovanni Paolo II, alla diocesi di Faenza è stata riunita quella di Modigliana: il primo vescovo di Faenza–Modigliana è stato mons. Francesco Tarcisio Bertozzi (†996) nel cui episcopato è stato celebrato il Sinodo Diocesano ‘Per una nuova evangelizzazione’ (1990–1995). Dopo la sua morte è stato eletto vescovo mons. Italo Castellani e dal 2004 gli è succeduto mons. Claudio Stagni. Dal marzo 2015 il nuovo vescovo è mons. Mario Toso, salesiano e già rettore dell’Università Salesiana di Roma e successivamente segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace.

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diocesiforli

Diocesi di Forlì Bertinoro

Le città di Forlì e Forlimpopoli (a quest’ultima successe nel secolo XIV Bertinoro) e il circondario che ne costituisce le diocesi ricevettero il primo annuncio del Vangelo da missionari itineranti provenienti dalla vicina Ravenna in un tempo molto antico; ma, come per tutte le città poste lungo la via Emilia, è all’inizio del IV secolo che si deve porre una più compiuta organizzazione ecclesiastica, che è certamente documentabile nella prima metà del secolo V, all’epoca dell’organizzazione metropolitica ravennate.

La tradizione ha arricchito di note leggendarie le figure dei protovescovi Mercuriale (Forlì) e Rufillo (Forlimpopoli), sottolineandone il ruolo di fervidi propagatori e propugnatori della fede cattolica contro l’eresia ariana, di “defensores civitatis” contro il disordine barbarico edi liberatori di schiavi. Anche nella figura del martire Valeriano – di scarsissima consistenza storica – convergono gli aspetti di difensore della città e terrore dei demoni.

La documentazione non consente di tratteggiare linee caratteristiche del cristianesimo forlivese e bertinorese fin sulle soglie dell’XI secolo, che vede radicato e diffuso il movimento monastico di stile benedettino, soprattutto nei monasteri suburbani di S. Mercuriale (Forlì) e di S. Rufillo (Forlimpopoli) o nei monasteri appenninici di S. Benedetto in Alpe, di Dovadola e in quello di Isola (presso S. Sofia) in cui aveva compiuto le prime esperienze monastiche il papa riformatore Pasquale Il. Originali intuizioni di vita cristiana offriva il monachesimo prebenedettino instaurato da S. Ellero (476-558) nel monastero di Galeata, che aveva esteso la sua influenza su ambedue i versanti montani.

Nel frattempo la capillare organizzazione plebana e parrocchiale aveva diffuso il cristianesimo nelle campagne vicine, dando alla terra di Romagna quella caratteristica cristiana che avrebbe mantenuto fino all’inizio del secolo XIX.

Il sorgere degli ordini mendicanti (Francescani, Domenicani, Carmelitani, Serviti) e il loro rapido inserimento nelle città coincideva -e nello stesso tempo lo promuoveva – con un risveglio religioso che originava molti gruppi di laici cristiani dediti alla preghiera e alla carità (compagnie dei flagellanti, qui dette dei “Battuti”) senza per questo abbandonare l’impegno secolare. Significativo è l’inizio della predicazione di S. Antonio da Padova, che avviene nella Cattedrale di Forlì, dopo che per breve tempo si era ritirato in romitorio a Monte Paolo nella collina sopra Dovadola. Il concittadino S. Pellegrino Laziosi, dei Servi di Maria (1256-1345), è il frutto più maturo di questo ambiente ricco di spiritualità nutrita dall’amore al Crocefisso e alla Madonna.

All’inizio del secolo XV (1428), con il prodigio dell’immagine della Madonna del Fuoco, Forlì assunse il tipico connotato di città mariana e la sua storia sarà ritmata dai segni di questa devozione, così come a Bertinoro riscoteva ardente culto l’antica icona della B. V. del Lago.

Le difficoltà che la Chiesa incontrò nei secoli XV e XVI e la diffusione dell’eresia non colpirono le Diocesi di Forlì e Bertinoro se non in misura modesta, mentre abbastanza pronta fu la risposta positiva alle riforme volute dal Concilio di Trento.

Le vicende dei tempi moderni segnarono profondamente queste terre, inserendovi germi d’incredulità e di anticlericalismo, corroborati dall’avversione al Papato considerato come illegittimo sovrano temporale.

Il passaggio dei territori dello Stato Pontificio al nuovo Regno d’Italia (1859-1861) segnò un periodo di ristagno nella vivacità della vita ecclesiale e missionaria; si ebbe invece l’esplosione delle forze popolari, repubblicane e socialiste, decisamente avverse alla Chiesa e alla sua presenza nella società.

Alla fine del secolo XIX e all’inizio del XX si ebbe una forte ripresa della vita ecclesiale nei suoi diversi aspetti; più appariscente il risveglio sociale e politico tramite la creazione di un battagliero associazionismo laicale, che produsse frutti di carità significativi (Casse Rurali, Cooperative) e preparò i cattolici ad assumere compiti di responsabilità nella vita civile.

La fedeltà alla Sede Romana non vacillò nei membri della chiesa forlivese e bertinorese, né laici né ecclesiastici; vi fu sempre totale obbedienza alle direttive papali quando esse richiesero unità d’intenti e di scelte pratiche nell’adesione all’Azione Cattolica.

L’anacronistica divisione territoriale fra le diocesi è stata lentamente superata nel corso degli ultimi due secoli.

Nel 1785 veniva soppresso il “nullius” di Galeata, che fu aggregato in parte alla diocesi di Sansepolcro e in parte a quella di Bertinoro. In epoca napoleonica vi fu la soppressione del “nullius” di Forlimpopoli e l’unione di Bertinoro a Ravenna. Vi fu poi il ripristino dell’epoca post-napoleonica, anche se per diversi anni Bertinoro e Sarsina furono unite nello stesso presule, fino alla definitiva eliminazione del “nullius” di Forlimpopoli (1848) e alla istituzione della diocesi di Modigliana con l’apporto delle parrocchie forlivesi e bertinoresi della valle del Montone. Dopo oltre un secolo le parrocchie romagnole di Sansepolcro (1975) e quelle della valle del Montone appartenenti a Modigliana (1972) furono aggregate a Forlì. La completa unificazione nell’ambito dell’unica diocesi di Forlì-Bertinoro è avvenuta nel 1986.

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Diocesi Imola

La diocesi di Imola è una sede della Chiesa Cattolica suffraganea dell’arcidiocesi di Bologna appartenente alla regione ecclesiastica Emilia-Romagna. Nel 2013 contava 134.800 battezzati su 142.000 abitanti. E’ attualmente retta dal Vescovo Tommaso Ghirelli.

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diocesiravenna

Diocesi di Ravenna Cervia

Non si sa con certezza quando il messaggio evangelico sia comparso nelle nostre coste, ma tutto fa supporre a una presenza Sira nei componenti della flotta romana. Quando il numero dei fedeli cominciò ad essere di una minima consistenza giunse da Antiochia Apollinare. Egli visse con ogni probabilità nei primi anni ’30 del II secolo e da lui prese origine la successione episcopale ravennate.

Apollinare, morto martire per un linciaggio, è certamente la presenza pontificale più antica nell’Italia settentronale e nello stesso nord dell’Europa.

Poche sono le notizie che possediamo relative al IV secolo, ma è nel 402 che un avvenimento di natura civile coinvolgerà anche la chiesa della città: la sede imperiale viene trasferita da Milano a Ravenna. Era vescovo Orso (399-426) il quale provvede ad edificarela grande cattedrale con il relativo battistero. Al vescovo Orso succede Pietro, soprannominato Crisologo. Diciottesimo dopo Apollinare, egli fu il vescovo di un periodo difficle, ma estremamente positivo per la cristianità Ravnnate.

Circa nel 430 il papa Celestino e l’Augusto Valentiniano Terzo erigono la metropolia di Ravenna decurtando sei diocesi emiliane al metropolita di Milano. Presenze monastiche significative resero la città e la sua chiesa un ricco mondo cosmopolita. Man mano che l’autorità civile veniva meno, la chiesa di Ravenna si trocò ad essere l’unico punto di riferimento certo nel territorio.

Alla caduta del regno Goto, Ravenna nel 540 rientra nel Orbe Romano e diviene sede del “vice-re”: l’esarca. In quegli anni il vescovo Massimiano, uno dei più grandi vescovi ravennati, fece costruire o terminare basiliche insigni, giunte fino a noi: Sant’Apollinare in Classe e San Vitale.

A metà del secolo X nacquero il grande Romualdo e Guido, futuro abate di Pomposa.

Nel secolo successivo nasce Pier Damiano, il più grande teologo del suo tempo, eremita, vescovo, cardinale e fecondo scrittore.

Nel secolo XI il beato Pietro Peccatore fonda o riforma la Canonica con i suoi presbiteri presso Santa Maria in Porto (fuori) ove è venerata la preziosa immagine della Madonna Greca che la tradizione ricorda essere giunta miracolosamente da Costantinopoli la Domenica in albis (20 aprile 1096).

Dopo un lungo periodo difficile per la città e la diocesi per un susseguirsi di cambiamenti politici, è soltanto sotto la dominazione di Venezia (1441-1509) che inizia un risveglio religioso dovuto ad un laicato sensibile e ad un clero più consio della propria vocazione. Nel 1744 fu abbattuta l’antica cattedrale e fu costruita l’attuale, consacrata il 13 aprile 1749.

alla fine del secolosiede sulla cattedra di Sant’Apollinare un grande arcivescovo, Antonio Codronchi (1785-1826). Il suo lunghissimo episcopato fu segnato dalla rivoluzione francese e da Napoleone I.

Operò con grande equilibrio e salvò la città dalla distruzione, intervenendo con il suo patrimonio personale, con il quale fondò e dotò l’ospedale di Santa Maria delle Croci, tutt’ora esistente.

Anche la pastorale diocesana fu da lui rinnovata in risposta al tumultuoso mutare dei tempi.

La seconda metà del secolo IXX visse con diffcioltà il problema della caduta dello stato pontificio ed anche una, forse conseguente, profonda divisione del clero ravennate.

Il secolo successivo vede l’apparire di una serie di uomini di grande levatura: Giulio Morelli (1868-1951), Angelo Lolli (1880-1958), Giovanni Minzoni (1885-1923), Giovanni Mesini (1879-1969), che sia per la santità, la carità e la cultura hanno illustrato non solo la chiesa Ravennate, ma anche la città e la Romagna intera.

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diocesiriminiDiocesi di Rimini

La diocesi di Rimini  nell’ambito di un complesso riordinoorganizzativo delle sedi metropolitane e delle diocesi suffraganee della regione, nel 1604 venne sottoposta alla sede di Ravenna appartenente alla regione ecclesiastica Emilia-Romagna, da cui dipende tuttora.
Nella città di Rimini si trova la sua sede vescovile attualmente retta dal Vescovo Francesco Lambiasi. San Gaudenzo, vescovo e martire (IV sec. ca.) è il patrono principale della Città e della Diocesi; (14 ottobre).
Situata a confine fra le Marche e la Repubblica di San Marino, il suo territorio comprende le provincie di Rimini, Pesaro-Urbino e Forlì-Cesena. La diocesi è di origine antica: il primo vescovo riminese di cui si hanno notizie documentate è Stemnio (nel 313); La prima evangelizzazione di tutto il territorio sembra dovuta ai santi Marino e Leo, nel IV secolo; favorita dalla sua posizione prospicente al mare,  aperta alle influenze dell’oriente mediante il porto riminese, importante e trafficato anche durante il tardo impero. A Rimini nel 359 si tenne un concilio (detto appunto Concilio di Rimini) indetto dall’imperatore Costanzo II per definire la natura di Gesù, una questione che vedeva contrapposti l’oriente ariano e l’occidente cattolico, e che accendeva forti contrastiall’interno della Chiesa e dell’Impero.Tale concilio non è mai stato riconosciuto dalla Chiesa, ma si svolse regolarmente a Rimini e a Seleucia. A Rimini portò per molti mesi più di quattrocento vescovi, col loro seguito: dimostrazione palese che già allora almeno la città, oltre ad avere strutture religiose e ricettive adeguate, era in buona parte cristianizzata.

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Diocesi di San Marino Montefeltro

Inizialmente la Diocesi era denominata “Montefeltro” e risale al IX secolo, quando si ha certezza di un suo Vescovo di nome “Agato” che partecipò al Concilio Romano dell’anno 826, anche se gli storici ritengono che abbia origini nel secolo VII.
La sua prima sede storica e monumentale è stata la celebre fortezza di S. Leo, detta “Mons Feretrius”, da cui deriva certamente il nome di “Montefeltro”.
Papa Gregorio V il 7 luglio dell’anno 977 assoggettava l’Episcopato di Montefeltro alla Chiesa di Ravenna. Nel 1050 il Papa Leone IX, per motivi politici, toglieva all’Arcivescovo di Ravenna la giurisdizione metropolita sul Montefeltro.
A seguito di alterne vicende politiche, la Diocesi fu reinserita nella Sede Metropolitana di Ravenna e in seguito, assoggettata alla Sede di Roma.
Nel 1563 Papa Pio IV, con l’assenso del Vescovo feretrano Ennio Massari, assegnò la Diocesi alla Sede Metropolitana di Urbino, costituita da appena un mese.
Dalla seconda metà del secolo XIII, per ragioni politiche, i Vescovi del Montefeltro furono costretti ad abbandonare S. Leo e a trovare sistemazione in diverse località feretrane: S. Marino, Talamello, Macerata Feltria, Valle S. Anastasio, Montetassi, Pennabilli.
Nel 1569, dietro pressioni del duca Guidobaldo di Urbino, il Vescovo Giovanni Francesco Sormani si vide costretto a trasferire da San Leo a Pennabilli la Sede Vescovile, il Capitolo dei Canonici e il costituendo Seminario. Detto trasferimento venne sancito con Bolla pontificia dal Papa Gregorio XIII, nel maggio 1572.
Nel 1977 il Papa Paolo VI, con decreto della Sacra Congregazione per i Vescovi, dava una nuova configurazione territoriale alla Diocesi, in base alla quale venivano distaccate 12 parrocchie situate nella giurisdizione civile della provincia di Forlì e assegnate alle Diocesi confinanti: Sarsina (2 parrocchie), Rimini (10 Parrocchie) e contemporaneamente le venivano assoggettate 4 parrocchie delle suddette Diocesi, ma situate sotto la giurisdizione civile della provincia di Pesaro, più 2 parrocchie e 2 Curazie distaccate dalla Diocesi di Rimini perché facenti parte della Repubblica di San Marino, da sempre sotto la giurisdizione ecclesiastica del Montefeltro.
Nello stesso decreto veniva data alla Diocesi la nuova denominazione di “S. Marino-Montefeltro” e inserita nella Conferenza Pastorale della Regione Emiliana-Flaminia, distaccandola dalla giurisdizione metropolitana di Urbino, per assoggettarla nuovamente a quella di Ravenna.
Papa Giovanni Paolo II, con decreto della Congregazione per i Vescovi del settembre 1986, riguardante la ristrutturazione delle Diocesi e loro Sedi, annoverava la Diocesi di “San Marino-Montefeltro” con Sede Vescovile in Pennabilli.

Nel territorio della Diocesi vi transitarono i Papi:
Giulio II (a Macerata Feltria e a San Marino nei giorni 29-30 settembre e 1 ottobre del 1506)
Clemente VII ( a Sant’Agata Feltria, nel febbraio del 1530).
Giovanni Paolo II in visita apostolica alla Repubblica di San Marino il 29 agosto 1982.
Benedetto XVI, in visita pastorale alla Diocesi il 19 Giugno 2011 a San Marino e Pennabilli.

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